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Armonia,
con buona volontà |
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Ha ancora valore
parlare di spiritualità in un mondo secolarizzato e proteso al consumismo,
all’individualismo e che si fonda sulla lotta, che corre al conseguimento di mete
illusorie e vuote? Che senso può avere parlare di integrazione se poi nessuno
pratica le virtù?
Mi rendo conto
della fragilità umana, ma anche della forza che sa esprimere l’uomo quando è
motivato. Perché non ci si orienta più verso l’integrazione armoniosa
corpo-spirito? Sono obsoleti i vecchi valori trasmessici dagli antichi, o
forse l’abuso della parola Dio e similari, ha reso vana ogni ricerca
interiore verso la piena consapevolezza? Non possiamo non denunciare che in
nome di Dio si siano commessi e si stiano commettendo atroci delitti contro
l’umanità. L’uomo, quando si convince di una verità, arriva al punto di
uccidere per renderle l’onore di un riconoscimento universale. In questo
senso si sono sottomesse e si sottomettono coscienze, pretendendo di liberare
l’uomo dal male della secolarizzazione. Sono stati utilizzati modelli di
verità unica, e lo sono attualmente, per scopi non attinenti allo sviluppo
umano; è insito in tali dottrine il ritorno a vecchi schemi comportamentali
medievali, che generano violenze camuffate da salvaguardia contro il
decadimento della specie; sotto c’è dell’altro, che ha poco a che vedere con
lo sviluppo dell’uomo.
In molte religioni
e filosofie di vita si sono poeticamente salvate le forme della bellezza e
dell’armonia, ma nella sostanza tutto è stato portato all’utilitarismo e al
degrado. Gli intenti degli uomini, che sono talvolta sorprendentemente
meravigliosi, poi si trasformano, il più delle volte, in burle. Vengono
derisi, o peggio simulati, i reali valori che elevano e la barbara attenzione
egoistica verso l’effimero e il cattivo gusto, verso riedizioni romantiche di
metafisiche improbabili, prende un posto d’onore. Insipide storielle
religiose o filosofiche hanno dominato il globo per migliaia di anni. Si sono
creati miti a iosa e la fantasia popolare è stata accettata e canonizzata, se
politicamente conveniente, dagli enti sedicenti portatori di luce.
L’ipocrisia ha dominato sempre le coscienze, dando sempre speranza di farla
franca alle spalle dei semplici. E gli opportunisti politici hanno fatto di
tutto per strumentalizzare la fede nel cambiamento.
Purtroppo niente di
nuovo sotto il sole, si continuerà a truffare la buona fede, perché governare
è difficile, si dice, e l’uomo senza governo diventa pericoloso. L’uomo nuovo
della Resurrezione, del Socialismo, della New Age, della tecnologia e di
tutte le forme-pensiero note e ignote, presenti, passate e future, divenute e
che diverranno modelli di armonia
individuale e sociale, non possono che essere effimere e contradditorie,
destinate al fallimento, se non si comincerà dal singolo individuo, per sua
propria volontà, avendo egli appreso, per propria esperienza, le lezioni
della sofferenza.
Non è infatti
possibile migliorare se stessi in un campo di contrasto come quello in cui la
Terra e l’intero universo esistono, né trascenderne le differenze. Tutto sarà
sempre sballottato da un polo all’altro della diade. Essa, invero, è il
fondamento dell’illusorietà, di ciò che si ritiene esista in se stesso e che
in realtà esiste solo per causa e condizioni. Tutto, essendo interdipendente,
non ha vita in se stesso, seppure percepiamo il piano in cui ci appare il
gioco del divenire. L’armonia richiede preparazione e volontà di perseguirla.
Questa motivazione è apparentemente illusoria: la mente che genera il duale
può essere trascesa nella monade. Non c’è razza, cultura, idealità che possa
ignorare la prigione terrestre nella quale cerchiamo la felicità. Questa prigione
rimarrà tale e sarà certificata, al momento della morte, da tutti coloro che
non avranno voluto mettersi in discussione e riflettere sull’alternativa
dell’esperienza umana e che non avranno superato la paura di annichilimento
della solitudine senza sostegno.
Altra ideologia
ingannevole? Sì, per la mente essa è un inganno, a cui non si piegherà senza
sforzo e motivazione. Lasciando ogni cosa come sta, non si creano tensioni né
conflitti, l’animo è sereno, la mente chiara e si acquisisce una visione pura
della realtà. Una realtà che suggerisce tutti i migliori modi per vivere in
armonia. L’apertura del cuore e della mente all’armonia è un intento
coltivabile in silenzio, invisibilmente, nel nostro interno, mediante la
riflessione, la contemplazione e la meditazione. Se non abbiamo preso
coscienza di questo e non abbiamo mai sperimentato la meditazione, possiamo
sempre provare. Da soli o in compagnia possiamo sederci in silenzio, chiudere
gli occhi ed entrare nel vuoto del nostro essere, cogliendo la bellezza e la
leggerezza di una mente chiara e di una beatitudine incomparabile. Meditare
porta la nostra mente ai livelli più alti e alla trasformazione delle nostre
riflessioni, apre a mondi nuovi e rende acute le nostre osservazioni e le
nostre risposte alla vita. L’armonia è figlia della meditazione e, se seguiamo i suoi dolci insegnamenti, troveremo che esiste una via di uscita dalla prigione. Trascendere le polarità-carcere per entrare nel mondo puro, privo di tensione, significa far tacere la mente. Il suo chiacchiericcio continuo, la sua tendenza pessimistica alla divisione e alla lotta, i suoi continui ed ossessivi giudizi e analisi sono le mura di questa prigione. Il nostro carceriere è l’Ego, sempre pronto alla vendetta, attento a mantenere la sua presunzione, costante nel consolidamento di una visione della realtà distorta e prevaricatrice, gonfio delle sue antivirtù, giudice implacabile degli altrui difetti. Egli si nutre dell’immondizia e non può che generare sofferenza e malattia. Le sue armi sono lacci che costringono, che annientano e che fanno credere di essere potenti. Ma è la sua falsità a rendersi manifesta al momento della disgrazia e della morte, quando l’uomo non può rivolgersi a lui per uscirne. L’Ego non ha mai dato risposte risolutive, ma sempre e solo domande ulteriori. Egli ha esplorato il fuori, l’effimero e ogni forma di desiderio è stata prodotta per vessare e incatenare gli uomini.
Rendiamoci conto di questa nostra
condizione, prendiamo posizione esplorando la realtà interiore, verificando
di persona cosa siano la mente e il suo inganno. Swami Shanti Sarasvati
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